
La perdita uditiva non riguarda solo la capacità di sentire meglio o peggio. L'udito ha un ruolo importante nella comunicazione, nelle relazioni sociali e nel benessere generale della persona.
Negli ultimi tempi, diversi studi scientifici hanno approfondito il legame tra ipoacusia e benessere cognitivo.
Tra questi, uno dei più rilevanti è l'ACHIEVE Study, coordinato dalla Johns Hopkins University e pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet.
Che cos'è l'ACHIEVE Study
I risultati hanno mostrato dati particolarmente interessanti nelle persone con maggiore rischio di declino cognitivo.
In questa fascia di popolazione, il trattamento della perdita uditiva è stato associato a un rallentamento del deterioramento cognitivo rispetto al gruppo che non aveva ricevuto l'intervento audiologico.
Questo non significa che gli apparecchi acustici siano una cura per il declino cognitivo. Significa, però, che prendersi cura dell'udito può contribuire al benessere cognitivo e al benessere complessivo della persona.
Perché sentire male può affaticare il cervello
Quando l'udito si riduce, il cervello deve fare uno sforzo maggiore per interpretare suoni e parole.
Capire una conversazione può richiedere più concentrazione, soprattutto in ambienti rumorosi. Le informazioni sonore arrivano meno chiare e il cervello deve "ricostruire" ciò che manca.
Nel tempo, questa fatica d'ascolto può incidere sulla qualità della comunicazione quotidiana e sulla partecipazione alla vita sociale.
Prevenire tutela il benessere cognitivo
La perdita uditiva spesso si sviluppa lentamente e viene sottovalutata.
Alzare il volume della televisione, chiedere spesso di ripetere o evitare luoghi rumorosi possono sembrare abitudini innocue, ma in realtà sono segnali da non ignorare.
Effettuare controlli periodici dell'udito, soprattutto dopo i 50 anni, permette di individuare eventuali difficoltà in fase iniziale e valutare la soluzione più adatta con uno specialista.
